STUDIO ADELMO GABRIELI

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Stock option

 

L'art. 82 comma 23 del D.L. 112/2008 ha abolito il regime fiscale agevolato delle stock option. In particolare, l'abrogazione della lettera g-bis) dell'art. 51 D.P.R. 917/86, comma 2, decreta il concorrere alla formazione del reddito imponibile da lavoro dipendente della differenza fra il valore delle azioni al momento dell'esercizio del diritto di opzione e l'ammontare corrisposto dal dipendente. A decorrere dal 25/06/2008, con effetti retroattivi per le azioni relative a piani deliberati ante tale data (la Circ. 54/2008 precisa infatti che la data di assegnazione del benefit coincida con quella del diritto di opzione, a prescindere dalla materiale emissione o consegna del titolo), la differenza tra il valore normale dei titoli al momento dell'assegnazione ed il prezzo corrisposto dal lavoratore per l'esercizio dell'opzione viene tassato secondo le ordinarie aliquote progressive.

La differenza in menzione deve essere assoggettata a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 23 D.P.R. 600/1973; a tal fine, il datore di lavoro cumulerà il compenso in natura derivante dall'esercizio dell'opzione con la retribuzione del periodo paga nel quale è avvenuta l'assegnazioni delle azioni.

Nell'ipotesi di successiva cessione delle azioni assegnate, come chiarito dalla Circolare n. 30/E/2000 e dalla Risoluzione 186/E/2002, pacificamente applicabili al caso in esame, eventuali plusvalenze tassabili sono determinate come differenza fra Corrispettivo di cessione e valore normale delle azioni assegnate (costo fiscalmente riconosciuto).

La cessione delle azioni può generare 3 situazioni:

a) valore cessione = valore normale azioni assegnate.

La tassazione effettuata in busta paga esaurisce l'obbligo fiscale

b) valore cessione > valore normale azioni assegnate. Plusvalenza.

Nella probabile ipotesi di partecipazione non qualificata, il capital gain è tassato con la "cedolare secca" del 12,50%.

c) valore cessione < valore normale azioni assegnate. Minusvalenza

E' compensabile con plusvalenze della stessa natura nell'ambito del regime del risparmio amministrato ovvero della dichiarazione.

 

Il D.L. 112/2008 non ha modificato la disciplina fiscale delle azioni assegnate alla generalità dei dipendenti, art. 51, co. 2, lett. g) D.P.R. 917/86; il c.d. stock granding. Rimane escluso dal reddito di lavoro dipendente il valore delle azioni offerte ai dipendenti alle seguenti condizioni:

1. devono essere offerte alla generalità dei dipendenti;

2. devono avere un valore complessivo non superiore ad euro 2.065,83 per ciascun periodo di imposta;

3. non devono essere riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che siano trascorsi almeno 3 anni dall'assegnazione.

 

La legge 133/2008 di conversione del D.L. 112/2008, ha introdotto una clausola di salvaguardia per il regime "contributivo" delle stock option.

La L. 133/2008 aggiunge la lettera g-bis) all'art. 27, co. 4 D.P.R. 797/1955, ossia aggiunge ai redditi corrisposti ai lavoratori dipendenti che si considerano esclusi dalla base imponibile ai fini contributivi, "i redditi da lavoro dipendente derivanti dall'esercizio di piani di stock option".

In altri termini, i redditi derivanti da stock option non aggraveranno la società di costi per oneri contributivi, il lavoratore subirà una minore trattenuta in busta paga, ma ciò si riverserà in un minor beneficio in termini di prestazioni previdenziali; l'Ente previdenziale (INPS) escluderà detti valori dal calcolo della prestazione pensionistica.

Adelmo Gabrieli

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